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TRADIZIONE CONTADINA

La Costiera dei Cech in Valtellina è conosciuta fin dai tempi antichi per la sua radicata cultura enogastronomica, mantenutasi inalterata fino ai giorni nostri, grazie alla popolazione contadina che da secoli attua lavorazioni definite “eroiche” lungo quest’area del versante retico, sfruttando con astuzia l’arte dei muretti a secco per la costruzione dei terrazzamenti.

TERRAZZAMENTI

Nella Costiera dei Cech, i terrazzamenti rappresentano una caratteristica distintiva che contribuisce non solo all’estetica mozzafiato del paesaggio, ma anche alla produzione di vini pregiati. Queste terrazze sui monti sono antiche strutture agricole create per coltivare vigne e oliveti in modo ottimale sulle ripide pendici delle montagne. I contadini locali hanno saggiamente costruito muri di pietra a secco, attualmente riconosciuti dall’UNESCO patrimonio immateriale dell’umanità, creando così terrazze che si adattano perfettamente al terreno montuoso.

Questa pratica secolare consente alle vigne di ricevere l’irraggiamento solare ideale e di beneficiare della ventilazione, contribuendo alla produzione di uve di alta qualità. Grazie a quest’aspetto, la Costiera dei Cech è celebre per i suoi vini. I vigneti terrazzati conferiscono ai vini una complessità unica, riflettendo l’influenza del suolo, del clima e delle tradizioni locali. Inoltre, i terrazzamenti della Costiera dei Cech offrono un’esperienza visiva straordinaria, con i filari che si susseguono lungo le pendici, creando un panorama spettacolare, rappresentando una perfetta simbiosi tra agricoltura, paesaggio e tradizione enologica.

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LUOGHI DELLA TRADIZIONE

FORNO
SFORZINI

Casa Sforzini, situata nel centro del borgo di Traona, possiede il forno che veniva usato dalle famiglie del paese per cuocere i prodotti da consumarsi quotidianamente e durante le feste. Il grano veniva lavorato, raccolto e macinato al mulino per ottenere la farina che serviva per preparare il pane che, da sempre elemento principale dell’alimentazione popolare, veniva preparato e cotto in casa. Le donne si recavano in casa Sforzini per organizzare i turni per L’utilizzo del forno e dopo aver preparato l’impasto nelle proprie case raggiungevano l’abitazione, portando nella gerla la legna da ardere. Nel periodo Natalizio il forno rimaneva in funzione per 15 giorni di fila durante i quali, oltre al pane, venivano cotte bisciole e focacce. I cittadini che utilizzavano il forno erano soliti lasciare una parte del preparato alla famiglia Sforzini come ringraziamento. Oggi, di proprietà del Sig. Vittorio Sforzini, è utilizzato a livello famigliare e aperto al pubblico durante eventi enogastronomici

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TORCHIO
DI CORLAZZO

Corlazzo è una frazione del Comune di Traona, situata nella soleggiata Costiera dei Cech. Questo antico borgo rurale, caratterizzato da numerosi terrazzamenti, vanta dei paesaggi mozzafiato che offrono una panoramica completa sulle Alpi Orobie e conserva interessanti testimonianze di carattere storico-naturalistico. Tra queste, l’antico torchio a leva, risalente al 600, tra i meglio conservati in tutta la Valtellina. Utilizzato per la torchiatura delle vinacce e la produzione del vino, il torchio colpisce per l’enorme dimensione ed è composto da vari tipi di legno e metallo. Si trova in un locale rustico molto lungo e alto, costruito appositamente per contenere questo grande macchinario. La famiglia proprietaria del torchio, in cambio di una ricompensa, lo metteva a disposizione anche alle famiglie che lavoravano le vigne vicine e non possedevano questo tipo di attrezzo. Questa usanza portò la popolazione a vedere la torchiatura sia come momento di lavoro collettivo che di svago e socializzazione.

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MULINO
ARIETTI

Questo mulino molto antico si trova nel centro storico di Traona, vicino ai palazzi nobiliari che solitamente disponevano di luoghi privati come questo per la lavorazione dei prodotti delle loro terre a fini alimentari e commerciali. Il Mulino Arietti è a funzione idraulica e viene alimentato dalle acque provenienti dal torrente Vallone. In questo locale possiamo ammirare due mulini: Quello a pietra, dai primi del Novecento, macinava grano saraceno e frumento, sino agli anni Cinquanta in cui venne riqualificato per produrre farina gialla da polenta, alla base dell’alimentazione contadina. Nel secondo tipo di mulino, tramite due cilindri d’acciaio, si macinavano cereali destinati alle bestie. le lavorazioni e la manutenzione dell’imponente macchinario erano mansioni svolte dalla fondamentale figura del mugnaio. Il mulino ha visto il susseguirsi di diversi proprietari fino alla fine dell’Ottocento quando fu ereditato, tramite la moglie, da Abdone Arietti che tramandò quest’arte antica a suo figlio Elirio Aldo Arietti che mantenne in funzione la struttura fino al 1990.
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