ARCO DOGANA
PALAZZI
E ARCHITETTURE
Mantiene ancora il suo antico splendore la possente porta di accesso al borgo di Traona, nonché sede dell’antica dogana, voluta dai podestà residenti in paese, per la riscossione dei dazi commerciali, imposti sui transiti delle merci che avvenivano in quest’area, antico nodo strategico sulla Via Valeriana, unica strada che collegava la Valtellina a Milano e il Lago di Como. In alto, al centro dell’arco, domina lo stemma della nobile famiglia Parravicini, un candido cigno su uno scudo rosso.
CASTELLO DI DOMOFOLE
Sopra Traona sorge un antico castello altomedievale della Costiera dei Cech. Popolarmente noto come il “Castello della Regina”, si crede che sia stato dimora di una delle più potenti regine longobarde, Teodolinda, giunta in Valtellina per convertire la popolazione al cristianesimo e cercare l’oro che si pensava giacesse nei meandri della Alpi Orobie. La storia narra che Gundeberga, figlia di Teodolinda, fu tenuta prigioniera per tre lunghi anni tra le mura del castello perché accusata ingiustamente di cospirare per la morte del marito, re longobardo, Arioaldo.
Gundeberga non trovò pace nemmeno dopo la morte. Ci sono infatti testimonianze di avvistamenti dello spirito di una dama bianca che si aggira nel castello di notte, non è chiaro però se si tratti della figlia di Teodolinda, dell’illustre regina stessa o di Adelaide, vedova del re Lotario, che fu anch’essa imprigionata nel castello attorno al 950. Questa location, ristrutturata di recente, regala a chiunque la visiti un’esperienza unica, fatta di curiosità e suggestione.
CENTRO STORICO
L'ANTICA PIAZZA
Un tempo la piazza era il cuore pulsante della vita quotidiana: vi si trovavano botteghe alimentari, panificio, merceria, farmacia, ambulatorio medico, ufficio postale, oltre a botteghe artigiane come barbiere, bottaio, ciabattino, mulino e la latteria sociale. Le osterie, alcune dotate di alloggio e stallaggio per gli animali, costituivano vivaci luoghi di incontro. Poco distante sorgeva la scuola elementare con uno spazio adibito a teatro. La piazza era inoltre punto di riferimento per gli abitanti della Costiera dei Cech, che vi si recavano per usufruire di servizi assenti nei propri centri. In questo stesso spazio si ergevano l’imponente Palazzo Pretorio e la chiesa della Santissima Trinità.
AVELLO SEPOLCRALE
Nel 1985, durante alcuni scavi nel giardino di Palazzo Parravicini, è stato scoperto un avello sepolcrale del V secolo scavato nella roccia viva. Si tratta di una rara testimonianza archeologica della presenza romana a Traona. L’avello appartiene alla tipologia “rupestre”, poiché è ricavato direttamente nella roccia affiorante dal terreno. Un reperto simile è stato rinvenuto anche a San Pietro Berbenno, a circa venti chilometri di distanza.
La vasca, lunga 192 cm, presenta estremità semicircolari e un bordo levigato che originariamente ospitava un pesante coperchio, oggi perduto. Sul fondo si nota un rialzo di 5 cm che fungeva da cuscino per il defunto. Un dettaglio curioso è la presenza di un foro nella parte inferiore, segno che in epoche successive il sepolcro è stato riutilizzato come abbeveratoio per il bestiame.
La statua di San Giovanni Nepomuceno
La statua di San Giovanni Nepomuceno fu collocata presso il torrente “la Vallina” per proteggere il borgo dalle alluvioni, poiché il Santo è considerato il protettore contro le insidie delle acque dopo il suo martirio a Praga. Realizzata in pietra arenaria, l’opera raffigura il Santo in abiti sacerdotali con un crocifisso tra le mani e poggia su un piedistallo in granito locale con un’iscrizione dedicatoria..
In origine, la statua si trovava probabilmente su un ponticello lungo l’antica via Valeriana, ma fu trascinata a valle e danneggiata durante una delle frequenti piene del torrente. La scelta di questo Santo era legata ai disastri storici causati dalla Vallina, che in passato aveva provocato vittime e costretto persino al trasferimento del vicino Convento “alli Filaggi” in un luogo più sicuro.
Strada delle cappelle
La strada fu realizzata dai frati francescani come accesso alla chiesa di San Francesco e al nuovo convento costruito nel 1738. Il percorso, che si snoda dalla strada per Coffedo fino a un piazzale scosceso, era adornato dalle quattordici stazioni della Via Crucis, decorate dai fratelli Torricelli di Lugano con pregiati fregi in granito e dipinti protetti da inferriate. Lungo il viale si trovavano cinquantasei gelsi, le cui foglie venivano utilizzate per l’allevamento dei bachi da seta, garantendo una rendita economica.
Frequentata da numerosi pellegrini, specialmente per la festa del “Perdon d’Assisi”, la via fu cara anche a Don Luigi Guanella, che cercò invano di raccogliere fondi per il restauro delle cappelle tramite la pubblicazione di un libro. Infine, negli anni Ottanta del Novecento, la parrocchia si è occupata della sistemazione delle stazioni della Via Crucis, sostituendo i dipinti originali nelle nicchie con delle croci.
Il torchio di Corlazzo
La frazione di Corlazzo è un nucleo abitato fin dal Seicento, rinomato per la viticoltura grazie alla sua favorevole esposizione al sole. Il simbolo della sua storia economica è un monumentale torchio a leva realizzato nel XVII secolo da un immigrato della Valsassina. L’impianto, costruito con tronchi di castagno, una vite filettata a mano e una pesante pietra in granito, serviva per la torchiatura delle vinacce.
Anticamente il torchio era gestito da un consorzio di famiglie locali che ne consentiva l’utilizzo anche a chi non ne possedeva uno, trasformando il lavoro in un momento di festa per la comunità. Le vinacce venivano poi usate per produrre la grappa. Lo strumento è rimasto operativo fino agli anni Settanta del Novecento, nonostante fosse ormai considerato una rarità etnografica. Donato dall’ultimo proprietario Alessandro Pensa al Comune di Traona, è stato restaurato ed è oggi visitabile durante eventi e iniziative culturali.
PALAZZO MASSIRONI
PALAZZI
Le origini di questo palazzo, che ha caratterizzato la storia di Traona, risalgono al XVI secolo. L’ingresso a questo imponente edificio, un portone ad arco impreziosito da sculture in granito, introduce in un maestoso cortile circondato da arcate, sostenute da poderose colonne in granito in stile dorico, che si ripetono nei loggiati dei piani superiori. La pavimentazione del cortile è di ciottoli in selciato con al centro una grande pietra circolare che, si ipotizza, servisse per legale i cavalli.
Di grande interesse è la trattoria, operativa da oltre 100 anni, presente nell’edificio, che mantiene al suo interno inalterati particolari storici come i soffitti a volta, la sala con il grande e antico camino, la ghiacciaia profonda 10 m e le cantine sottostanti, ad oggi utilizzate come dispensa e come location per eventi enogastronomici/culturali.
Il primo piano detto “nobiliare” era riservato ai componenti della famiglia perché più ricco e di comodo accesso. Il secondo piano era adibito ad alloggio della servitù e destinato alle attività domestiche, esso infatti presenta una sala in cui si trova l’antico forno dove veniva cotto il pane.
PALAZZO PARRAVICINI
ORA MUNICIPIO
Il Palazzo Parravicini, ora sede del Comune di Traona, risale al Seicento e fu dimora di numerosi membri della famiglia Parravicini, discendente da un consigliere e paladino dell’imperatore Carlo Magno. Lo stemma del casato, un cigno candido su uno scudo rosso, compare diverse volte all’interno del palazzo e viene richiamato anche nel logo comunale. L’edificio conserva straordinarie caratteristiche architettoniche, come l’ampio portone d’accesso che introduce in un grande loggiato acciottolato, sorretto da colonne di granito con soffitto a volta.
Nei locali, adibiti a uffici e sale comunali, rimangono inalterati particolari artistici come maestosi camini decorati da preziosi stucchi, pavimentazioni antiche di piastrelle in cotto lombardo ed eleganti scale in sasso che permettono di muoversi tra i piani della struttura. Da non perdere è il “Salone dei Re”, una meravigliosa sala caratterizzata da svariati dipinti con soggetti mitologici e religiosi, decorati da eleganti cornici in stucco che si estendono in tutta la stanza e 4 medaglioni raffiguranti Re e Imperatori, da cui prende il nome questa sala. Un altro particolare di grande interesse è l’Avello Sepolcrale risalente alla fine dell’epoca romana presente nei giardini del palazzo, uno dei pochi reperti archeologici di quest’epoca scoperti in Bassa Valtellina.
Palazzo di G. M. Bernardo Parravicini
Il Palazzo di Gian Bernardo Parravicini è un’antica dimora settecentesca di Traona che comprendeva originariamente abitazione, orto e stalle. Tra il 1898 e il 1900, grazie ai lasciti di Giuseppina e Guido Parravicini e alla donazione dello stabile da parte di Francesco Sassi De Lavizzari, l’edificio fu trasformato nell’Asilo Parravicini per i bambini poveri. La struttura divenne un importante centro educativo ispirato ai metodi Montessori e Froebel, gestito per anni da congregazioni religiose che vi fondarono anche un oratorio femminile.
Sebbene l’edificio abbia subito modifiche, conserva ancora la scala in sasso, la storica veranda e la cantina disposta su cinque livelli. Terminata la funzione di asilo, il palazzo è stato casa per religiosi e sede di associazioni; attualmente è di proprietà della Parrocchia e del Comune e ospita il Gruppo Anziani.
Il Palazzo Parravicini Medici
L’ampio palazzo, di proprietà della famiglia Parravicini, fu costruito nel XVIII secolo. Accanto ad esso sorge l’oratorio di Sant’Ignazio, voluto da Ignazio Parravicini come cappella gentilizia e commissionato all’architetto Pietro Solari di Bolvedro (CO). Nel 1938 la nobildonna Camilla Pratolongo Parravicini, proprietaria del palazzo e in seconde nozze moglie di Francesco Sassi De Lavizzari, donò una parte dell’edificio a Rita Tonoli, fondatrice della Piccola Opera.
Gli spazi ceduti furono inizialmente destinati a orfanotrofio, affidato a suore delegate dalla stessa Rita Tonoli. A seguito di una successiva donazione, avvenuta nel 1958, il palazzo venne ristrutturato e, nel 1959, divenne residenza stabile della Piccola Opera. Amelia Pierucci, fondatrice delle Minime Oblate del Cuore Immacolato di Maria, assunse la guida della Piccola Opera fondata da Rita Tonoli condividendone i principi e continuando con impegno l’opera assistenziale a favore di bambini in difficoltà.
Casa Omodei
Si presenta sulla piazza dove sulla facciata si ammirava un tempo un affresco del pittore Gaudenzio Ferrari che è stato prelevato a strappo e trasferito a Milano, in occasione del passaggio di proprietà dello stabile. All’interno un grande salone con soffitti a cassettoni in legno massello, un grande camino incorniciato da marmo da Verona con stemma della famiglia Omodei.
In origine, la statua si trovava probabilmente su un ponticello lungo l’antica via Valeriana, ma fu trascinata a valle e danneggiata durante una delle frequenti piene del torrente. La scelta di questo Santo era legata ai disastri storici causati dalla Vallina, che in passato aveva provocato vittime e costretto persino al trasferimento del vicino Convento “alli Filaggi” in un luogo più sicuro.
Palazzo Parravicini Piazzi
Antica casa patrizia con portone di ingresso in granito e cancello di ferro battuto sulla via Vanoni. All’ interno un ampio scalone per l’accesso al piano nobile al termine del quale troneggia il cigno, stemma dei Parravicini. Negli ampi locali rimangono tracce di antiche decorazioni.
Frequentata da numerosi pellegrini, specialmente per la festa del “Perdon d’Assisi”, la via fu cara anche a Don Luigi Guanella, che cercò invano di raccogliere fondi per il restauro delle cappelle tramite la pubblicazione di un libro. Infine, negli anni Ottanta del Novecento, la parrocchia si è occupata della sistemazione delle stazioni della Via Crucis, sostituendo i dipinti originali nelle nicchie con delle croci.
Casa Torri
Palazzo settecentesco in via XXV Aprile, appartenente ai Parravicini e acquistato dalla famiglia Torri con portale ad arco a tutto sesto. All’entrata elegante porticato a quattro colonne, ai piani superiori casa signorile con ampi saloni.
Anticamente il torchio era gestito da un consorzio di famiglie locali che ne consentiva l’utilizzo anche a chi non ne possedeva uno, trasformando il lavoro in un momento di festa per la comunità. Le vinacce venivano poi usate per produrre la grappa. Lo strumento è rimasto operativo fino agli anni Settanta del Novecento, nonostante fosse ormai considerato una rarità etnografica. Donato dall’ultimo proprietario Alessandro Pensa al Comune di Traona, è stato restaurato ed è oggi visitabile durante eventi e iniziative culturali.
Palazzo Vertemate ora dell’oro
Il Palazzo Parravicini Vertemate fu la residenza di Francesco Vertemate, sopravvissuto alla frana di Piuro del 1618. Il legame tra le famiglie Vertemate e Parravicini nacque dal matrimonio tra la figlia di Francesco, Anna, e Giovanni Pietro Parravicini. L’edificio, la cui costruzione è certamente anteriore al 1534, comprendeva un tempo l’intera contrada circostante.
Una scoperta eccezionale avvenne nel 1958, quando dietro pareti in legno furono ritrovati gli affreschi della “Camera Picta” (1534), oggi conservati a Palazzo Besta a Teglio. L’interno si apre con un ampio cortile che conduce al piano nobile, dove spicca un salone riccamente decorato con soggetti mitologici tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento. Al centro del soffitto troneggia un affresco della dea Diana al bagno, circondato da stucchi con stemmi nobiliari e scene di vita agreste, come la vendemmia e la caccia, che vedono protagonisti dei putti. Attraverso salotti e camere da letto si raggiunge infine l’area dove un tempo splendevano le preziose pitture rinascimentali della Camera Picta.
Palazzo Parravicini de Lunghi
Nel 1985, durante alcuni scavi nel giardino di Palazzo Parravicini, è stato scoperto un avello sepolcrale del V secolo scavato nella roccia viva. Si tratta di una rara testimonianza archeologica della presenza romana a Traona. L’avello appartiene alla tipologia “rupestre”, poiché è ricavato direttamente nella roccia affiorante dal terreno.
Un reperto simile è stato rinvenuto anche a San Pietro Berbenno, a circa venti chilometri di distanza. La vasca, lunga 192 cm, presenta estremità semicircolari e un bordo levigato che originariamente ospitava un pesante coperchio, oggi perduto. Sul fondo si nota un rialzo di 5 cm che fungeva da cuscino per il defunto. Un dettaglio curioso è la presenza di un foro nella parte inferiore, segno che in epoche successive il sepolcro è stato riutilizzato come abbeveratoio per il bestiame.































































































































